
Continuare invece a guadagnare peso quando si è superata la fase fisica di dipendenza - quattro mesi - si può
invece trasformare in un problema di salute di primo ordine.
Il pericolo è cambiare una cattiva abitudine
(fumare), per un'altra cattiva abitudine: mangiare male, mangiare troppo.Questo spiega il problema: molte persone
attribuiscono al fatto di "smettere di fumare" i 12-15 chili che sono ingrassati, e questo non è dovuto al
meccanismo di dipendenza dalla nicotina. Unicamente i primi quattro chili rispondono ad un cambiamento metabolico
accompagnato da una fase di ansia che fa si che venga placata da alcuni alimenti che possono funzionare come"ansiolitici". I chili seguenti, no.
Una persona che è stata capace di lasciare una droga tanto assuefattrice come il tabacco, con tutto lo sforzo che
suppone, non può permettersi di cadere in una brutta alimentazione e trasformare l'ingestione di patate fritte o
cioccolato in un'abitudine che sostituisca la sigaretta. Il cibo deve essere un'alleato, non una trappola. Ma, è
possibile ottenere il doppio obiettivo - smettere di fumare ed evitare il sovrappeso - rivedendo le abitudini
alimentari?
Lasciare il tabacco genera ansia che si traduce in cattivo umore, nervi e irritabilità estrema, perfino malessere
fisico e tachicardie. In generale, a tutti questi sintomi, che si prolungano per circa quattro mesi, se ne unisce
un altro: fare fronte all'angoscia che si sente, mangiando in maniera disordinata e in troppa quantità, alimenti
grassi e dolci.
Contro questa tendenza, il piano di alimentazione si basa su tre pilastri: aiutare a pulire
l'organismo dalle tossine del tabacco, calmare l'ansia per superare l'astinenza dalla nicotina ed imparare a
mangiare sano per mantenere un peso salutare, non ingrassare più di quattro chili e, qualcosa di molto
importante, non cominciare una dieta di dimagrimento fino a che siano passati sei mesi da quando si abbandona il
tabacco. Quello sarà il momento di ritornare al peso precedente!